Speciale: Ebbene si, ai videogame giocano anche le donne!

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Qui a GamerWall siamo molto contenti del fatto che si parli sempre più di videogame, e che questi vengano considerati sempre più spesso non solo un passatempo ludico di evasione, ma come parte integrante del discorso sull’arte e sulla cultura dei nostri tempi; qualcosa di serio, di cui parlare e su cui interrogarsi, qualcosa insomma che contribuisce a tratteggiare la società contemporanea.

D’altro canto, quello che ci amareggia un po’è il trattamento che viene riservato ai videogame da parte dei media mainstream. Al netto delle (numerose, va detto) testate specializzate online e non, spesso ci imbattiamo in articoli e opinioni in cui il mondo videoludico viene banalizzato in maniera imbarazzante.

Ultimo esempio di questa tendenza è l’articolo di Andrea Scanzi, apparso in prima pagina su Il Fatto Quotidiano del 9 gennaio, intitolato “Ebbene sì, la Playstation è divertente anche a 40 anni”. La tesi principale di Scanzi è assolutamente vera e innegabile: i videogiochi non sono esclusivamente un fatto da ragazzini adolescenti. Secondo il rapporto AESVI sul mercato dei videogiochi in Italia stilato nel 2015, infatti, il 18.1% dei gamers italiani ha tra i 25 e i 34 anni (rispetto al 13.3% della popolazione italiana situata in questa fascia di età) mentre addirittura il 24.3% dei gamers ha tra i 35 e i 44 anni (rispetto al 17.7% della popolazione italiana).

Ma non bisogna fare l’errore di Scanzi che associa la passione per i videogame al disimpegno nei confronti delle altre attività di studio o lavoro, affermando che si tratti del passatempo «di una generazione rimasta impigliata in quella eterna (quasi) giovinezza che li porta a reiterare, da quarantenni, le stesse cose che facevano a vent’anni»: il 49.8% dei videogiocatori è in possesso di un diploma di scuola media superiore o di laurea o altro titolo superiore (ben il 7.7% in più della media nazionale), e afferma di avere come obiettivi di vita sì il godere dei piaceri della vita, ma anche di raggiungere il successo in campo professionale e la stabilità economica. Non crediamo affatto che questo possa definirsi disimpegno!

Quello che però proprio non ci è andato giù dell’articolo è l’evidente stereotipo di genere che emerge dalla descrizione del tipico ménage familiare di una coppia di quarantenni, in cui lei è evidentemente impegnata in faccende domestiche o ad accudire la prole, mentre il lui di turno si diletta davanti alla console.  Scanzi arriva addirittura a dare un consiglio spassionato alle donne: «amiche lettrici, qualora il vostro compagno non assolvesse appieno ai suoi ruoli eroici di compagno, amico e amante: punitelo, traditelo, lasciatelo. Farete benissimo e se lo sarà meritato».

Insomma, a Scanzi viene in mente la qualunque tra tradimenti e punizioni, tranne la cosa più ovvia: giocare insieme! Quello che Scanzi forse nemmeno immagina, infatti, è che ormai in Italia la percentuale di videogiocatori è ugualmente divisa tra uomini e donne, e la parità di genere attraversa tutte le fasce di età. Negli Stati Uniti, addirittura, è stato operato il sorpasso e le donne sopra i 18 anni sono ormai la prima forza nel mondo americano del gaming (il 36% della popolazione totale dei videogiocatori).

Quello che forse procurerà uno shock ancora maggiore al giornalista sono i risultati dell’indagine su “Genitori Videogiocatori” commissionata da AESVI per il Corriere della Sera. Ebbene, lo studio sottolinea il cambio generazionale che vede nella generazione attuale di genitori la prima costituita da videogiocatori: il 58% dei genitori con figli tra i 6 e i 14 anni si dichiara gamer (gioca almeno una volta al mese), mentre due su tre dichiarano di giocare più volte alla settimana. E, dato ancor più sensazionale, anche qui le mamme e i papà si dividono quasi perfettamente: i genitori videogiocatori sono per il 54% uomini e per il 46% donne.

Aspettiamo con ansia il prossimo luogo comune/obiezione: le donne giocano solo a Candy Crush. Niente di più falso, ma questa è un’altra storia. D’altronde noi in questi mesi abbiamo cercato di farvi conoscere la realtà del girls gaming attraverso le numerose interviste a ragazze che giocano a livello competitivo e a quelle che nel mondo dei videogame ci lavorano, perché ci battiamo per una maggiore consapevolezza del ruolo femminile all’interno dell’industria di settore. Crediamo sia finalmente ora che ne prenda atto anche il giornalismo mainstream!

By | 2017-03-13T18:31:24+00:00 gennaio 10th, 2017|Girls Gaming|