Intervista a Luca Bazzucchi di Call Of Duty Italia

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Quest’oggi GamerWall ha intervistato per voi Luca Bazzucchi, fondatore della più grande community italiana online dedicata a Call of Duty. In pochi anni Luca e i suoi collaboratori hanno messo su un gruppo che supera i 29.000 membri e che, grazie alla loro serietà e alla dedizione, è riuscito ad ottenere tanto per i suoi seguaci. Tutto il resto, compresi i progetti futuri di Luca, ve lo facciamo raccontare direttamente da lui. Buona lettura!


  • Ciao Luca! Partiamo con una domanda che è d’obbligo: qual è il tuo COD preferito?

Modern Warfare 2. Se il primo capitolo di Modern Warfare aveva convinto un po’tutti, il secondo, uscito due anni dopo, non fece che confermare le ottime scelte fatte da Infinity Ward. Non è un caso che nel primo giorno d’uscita il titolo vendette ben 8,5 milioni di copie. Una cifra esagerata ma che è continuata ad aumentare quando si è capito che si era di fronte ad un altro capolavoro. Dove la versione per console si avvicinava parecchio alla perfezione.

  • Cosa ne pensi della tendenza all’uso di armi sempre più futuristiche all’interno del gioco, iniziata in COD Advanced Warfare e proseguita in BO3 fino all’ultimo uscito?

– Sembra ovvio intuirlo, l’obiettivo è sempre stato quello di cercare di raccontare la guerriglia ogni volta in maniera diversa, secondo declinazioni temporali differenti. Il tempo è quindi il cardine che ha scandito questa divisione, tra la guerriglia storica, moderna e futura. Non è la prima volta che, nella serie, si getta uno sguardo avanti per ipotizzare cosa ne sarà dei combattimenti e delle armi nei prossimi anni. Il futuro lascia margini di manovra notevoli dal momento in cui, in casa Activision, si è deciso di bloccare gunplay e motore di gioco, per evolversi più nella forma che nelle meccaniche, luogo dove tutto ciò che era stato reputato vincente nei precedenti capitoli non poteva andare a perdersi. Il risultato sono anni di giochi che continuano a cambiare, ma che in realtà non sono poi così diversi; il cuore rimane quando tutto il resto attorno si adatta alle richieste del mercato. In fin dei conti quando giochiamo a Call of Duty cerchiamo un divertimento immediato, facile, ma che possa costantemente trovare il modo di tenerci, volenti e nolenti, attaccati allo schermo.

  • Come vedi il tentativo di riproporre i vecchi COD grazie alla retrocompatibilità, soprattutto su Xbox? È un’operazione giusta, secondo te?

– Oggi, il ricordo ancora forte nei giocatori e l’effetto nostalgia, che da esso scaturisce, sono riusciti a convincere Activision che la direzione da intraprendere per questo 2016 non fosse semplicemente legata al nuovo capitolo Infinite Warfare, ma che dovesse tornare alle origini e comprendere la remastered, dalla grafica totalmente rinnovata, di Modern Warfare, riproponendo tutto ciò che di buono aveva portato con sé questo capitolo. Il sunto del discorso è che quest’anno al posto di un gioco solo se ne prenderanno ben due, di cui il più anziano può essere a tutti gli effetti considerato come la solida certezza del pacchetto.

  • Come è nato il gruppo?

– Il gruppo nasce nel 2014, su Facebook nascevano i primi gruppi Facebook, si iniziava a uscire dai forum e ci si aggregava e commentava su questo social network che da lì a breve avrebbe completamente cambiato il senso di community e il modo di comunicare.
Stanco dei soliti gruppi gestiti da bambini dove regnavano incontrollati l’insulto e l’anarchia, mi sono aperto un gruppo tutto mio, chiamandolo CALL OF DUTY ITALIA- IL 1° GRUPPO SENZA BIMBIMINKIA. Questo nome ci ha accompagnato e dato successi e problemi fino alla settimana scorsa, quando finalmente Facebook ha permesso la modifica dei nomi ai gruppi (Facebook superati i 5000 utenti non permetteva piu nessuna modifica al nome del gruppo, N.d.R.) e lo abbiamo modificato in Call of Duty Italia – Fan Community, un nome più appropriato per la più grande community italiana di CoD. Negli anni poi gli abbiamo integrato una serie di sottogruppi Mercatino e Competitive, oltre a tutti i social network.

  • Cosa vuol dire per te questo gruppo?

– Questo gruppo per me ha un non so che di magico, con 29.000 membri all’attivo solo nel gruppo principale, abbiamo ogni giorno a che fare con decine di storie e opinioni che mi hanno portato a comprendere e seguire l’evoluzione della community italiana del settore. Questo per me ha un valore speciale , soprattutto perché noi a differenza di tutti gli altri soggetti che girano attorno al mondo di Call of Duty (Youtubers, Caster, Sponsor e negozi) lo facciamo GRATIS: gli sponsor che vedete nel gruppo non forniscono alcun soldo ma agevolazioni ai membri della community, frutto di accordi con diverse attività italiane che in cambio di pubblicità permettono l’acquisto di prodotti a prezzi davvero interessanti direttamente da loro e non sempre e solo dalle multinazionali. Quindi abbiamo preferito che le agevolazioni derivanti dalle sponsorizzazioni ricadessero sempre in primis sull’utenza che anima il nostro gruppo 24 ore al giorno.

  • Sappiamo che, oltre al gruppo principale, ti occupi di una piccola galassia di altri gruppi e pagine tutte dedicate al mondo dei videogames. Come riesci a gestirlo? Sei solo o hai dei collaboratori?

– Call of Duty Italia è un progetto che ha raggiunto tutti i social network (Twitter, Youtube, Telegram, Twitch, Instagram) oltre ad altri 2 gruppi nati per agevolare il lavoro nel gruppo che sono uno il mercatino per la vendita di accessori, giochi e console e l’altro dedicato al competitive.
Siamo partiti in 3: io, Michele Nocella e Daniel Callegari e dopo 3 anni e molte persone cambiate siamo diventati 4 amministratori: io, Daniel Callegari, Ivonne D’Altilia e Carlo Piccaglia. Inoltre non posso non citare due grandissimi pilastri della nostra community: Maurizio Bruno, che ci supporta in tutte le nostre attività Lan, e Morris Bruno, la nostra mascotte, che detiene il titolo del più piccolo player di Call of Duty Italia a fare tornei live. Ognuno è a capo di un settore e ognuno di noi ha il suo staff dedicato che lo aiuta nella gestione del settore (amministrazione, moderazione della community, competitive, pubbliche relazioni).
E ogni giorno ingrandiamo il nostro staff dando a chiunque voglia contribuire la possibilità di aiutare, perché una community secondo la mia idea si deve basare sulla collaborazione di tutti i suoi membri, collaborazione volta a migliorarsi e arginare le mele marce.
Tutto questo però è stato reso possibile anche da altre persone che poi nel proseguo dell’avventura, vuoi per impegni personali, vuoi per divergenze di opinioni, si sono allontanate dall’amministrazione del gruppo, ma lasciando dietro di loro mesi (alcuni anni) di lavoro per la creazione di tutto questo e sono Paola, Giulia e Michele, il mio primo collaboratore.

  • Da poco il gruppo ha raggiunto il traguardo dei 28.000 iscritti. Dove volete arrivare e quali sono i programmi per il futuro?

– Veramente siamo a 29.000 membri e non abbiamo un traguardo perché una community è fatta di tante persone ed idee, quindi più siamo e meglio è. Progetti per il futuro? Beh, dare sempre più agevolazioni ai nostri utenti tramite collaborazioni con i più importanti marchi e aziende, creare una multigaming per accogliere i team che vogliono avvicinarsi al competitive e diventare sempre più punto fondamentale per l’Italia di Call of Duty.

  • Tu personalmente hai mai avuto esperienze nel campo competitive? Perché?

– Io ho vissuto gli albori del competitive quando in Italia contava più l’onore e una vittoria contro i tuoi acerrimi nemici valeva più di un montepremi in denaro. Poi ho lasciato perdere anche perché non sono mai stato bravo con le mani, ma lo ero più come amministrazione e direzione. Ed è per questo che anche qui nella mia community stiamo cercando di entrare nel mondo competitive per aiutare a crescere questa community italiana negli E-Sport. Prossimamente avrete delle piacevoli sorprese, prima fra tutte la creazione di una Associazione Sportiva Dilettantistica dedicata ai team e player che sono nella nostra community per far coronare ai migliori di loro un sogno: competere a livelli nazionali con i migliori team in circolazione, portarli in giro per l’Italia alle LAN ed educarli ad una competizione sana in questa nuova frontiera che sono gli E-Sport. Avrà regole semplici basate sulla meritocrazia ed il lavoro di squadra in un clima di assoluta “libertà” ed è qui che nasce la prima bozza di nome che se piacerà diverrà ufficiale: Liberty e-Sport.

By | 2017-03-13T18:31:24+00:00 dicembre 2nd, 2016|Interviste|